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La Cappella di San Pietro rappresenta uno dei pochi esempi conservati di arte decorativa minore nel territorio, offrendo uno spaccato significativo della produzione artistica locale tra XVII e XIX secolo.
L’edificio, di dimensioni contenute, si configura come una cappella rurale legata a una committenza privata, probabilmente riconducibile alla famiglia Papaleo, proprietaria della struttura almeno dalla prima metà dell’Ottocento. La cappella rimase di proprietà della famiglia fino a essere donata alla parrocchia di Santa Margherita in epoca precedente al 1860, per poi passare, nel 1985, all’Ufficio per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Nonostante la scarsità di documentazione relativa alle fasi più antiche, la presenza di un affresco datato 1689 consente di ipotizzare una fondazione almeno seicentesca, se non precedente. L’autore dell’opera si firma con le iniziali “F. C. P.”, ma la sua identità resta sconosciuta; si tratta probabilmente di un artista locale, come suggeriscono le caratteristiche stilistiche del dipinto.
L’opera principale della cappella è infatti il dipinto collocato nella lunetta absidale, oggi in cattive condizioni di conservazione, aggravate dai danni causati dal terremoto del 1998. L’affresco raffigura San Pietro in ginocchio, con lo sguardo rivolto verso l’alto in atteggiamento di preghiera. Il santo è rappresentato con i suoi attributi tradizionali, tra cui la chiave, simbolo del suo ruolo, e il gallo posto su una colonna, richiamo al tema del rinnegamento.
Ai lati della scena sono raffigurati Cristo, in posizione eretta, e San Domenico, anch’egli in piedi, con gli attributi iconografici del giglio e del libro. La composizione, delimitata da una cornice decorata con motivi vegetali, appare tuttavia priva di profondità e caratterizzata da proporzioni non sempre corrette, elementi che suggeriscono una realizzazione non pienamente matura dal punto di vista tecnico.
Le evidenti incongruenze formali, come il debordare dell’aureola di San Domenico oltre la cornice, e la presenza di ridipinture, indicano la possibile sovrapposizione di interventi successivi e di più mani nel corso del tempo. Anche altri elementi decorativi della cappella, come il paliotto databile alla prima metà dell’Ottocento e la scritta “IHS” sul soffitto, testimoniano ulteriori fasi di trasformazione.
Nel suo insieme, la cappella si configura come un documento storico più che come un’opera di alto valore artistico, offrendo una lettura preziosa delle dinamiche di produzione artistica locale, della devozione popolare e delle committenze private nel territorio.

