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La Chiesa Madre di Sant’Antonio da Padova rappresenta il principale riferimento religioso e identitario della comunità di Fardella, nonché uno degli edifici che meglio raccontano le trasformazioni storiche del borgo.
Le prime testimonianze documentarie risalgono al 1704, quando probabilmente esisteva una cappella dedicata al santo patrono. Nel corso del tempo, l’edificio venne progressivamente ampliato fino ad assumere dimensioni più consistenti, accompagnando la crescita della comunità. Tuttavia, la sua storia è segnata da continue ricostruzioni: già alla fine del Settecento la struttura risultava compromessa e nel 1816 veniva descritta in condizioni estremamente precarie, esposta agli agenti atmosferici e incapace di proteggere gli arredi sacri.
Grazie all’impegno della popolazione, la chiesa fu progressivamente ricostruita, acquisendo nuovo splendore, in particolare nel cappellone dedicato a Sant’Antonio. Nel 1834 sono documentati interventi decorativi in stucco e pitture raffiguranti il santo e i suoi miracoli. Un ulteriore momento critico fu rappresentato dal terremoto del 1857, che rese necessarie nuove opere di ricostruzione.
Fino al XX secolo l’edificio presentava una struttura a due navate, con una facciata unitaria caratterizzata da lesene, trabeazioni e due portali, di cui uno sormontato da un oculo. Solo in seguito agli interventi più recenti la chiesa ha assunto l’attuale configurazione a tre navate.
Oggi l’edificio presenta una pianta a croce latina, con tre navate separate da robusti pilastri. Il presbiterio, privo di abside e orientato a nord-ovest, è raccordato alla navata centrale da un grande arco a tutto sesto. Le coperture sono diversificate: la navata centrale ha una copertura piana, il transetto presenta volte a botte, mentre le navate laterali sono coperte da volte a crociera, con decorazioni più elaborate sul lato destro.
La facciata, in stile neoclassico, è uno degli elementi più riconoscibili. Organizzata su due ordini sovrapposti, presenta nella parte inferiore lesene doriche e una trabeazione decorata con metope in cui compaiono motivi floreali, tra cui gigli, simbolo di Sant’Antonio. L’ordine superiore, con lesene ioniche, è arricchito da un fregio con un angelo centrale e culmina in un timpano triangolare. Il portale in pietra locale, datato 1823, è decorato con motivi a spirale e gigli, elementi che rafforzano il legame con il santo patrono.
All’interno, tra gli elementi più significativi, si trova un’acquasantiera del XVIII secolo decorata con un putto centrale e motivi a spirale. Di particolare rilievo è l’affresco del cappellone dedicato a Sant’Antonio, raffigurante l’apparizione del Bambinello, risalente probabilmente al XIX secolo. I restauri del 2016 hanno riportato alla luce figure angeliche precedentemente coperte, restituendo valore a una decorazione di grande qualità.
L’altare maggiore, realizzato negli anni Cinquanta, è composto da marmi policromi e sormontato da un baldacchino con colonne marmoree e cupola dorata. Dal presbiterio si accede al campanile, costruito grazie alle donazioni degli emigrati e completato prima del 1925. La sua struttura culmina in un livello superiore a pianta esagonale, elemento distintivo dell’edificio.
Un aspetto significativo della storia della chiesa riguarda anche le pratiche funerarie: fino al 1884, infatti, all’interno delle navate venivano tumulati i defunti, secondo una gerarchia sociale ben definita. Solo con la costruzione del cimitero questa pratica venne abbandonata.
Oggi la Chiesa Madre di Sant’Antonio da Padova non è soltanto un luogo di culto, ma uno spazio in cui si stratificano secoli di storia, devozione e vita comunitaria. Le sue trasformazioni architettoniche raccontano la capacità della comunità di ricostruire e preservare nel tempo il proprio centro spirituale.

