Share This Article
La Casa di Filomena, conosciuta localmente come “A cas i Filumen”, rappresenta una delle testimonianze più autentiche e toccanti della vita quotidiana nel passato rurale di Fardella. Più che un semplice edificio, essa è un documento materiale della condizione sociale ed economica della popolazione contadina tra XVIII e XX secolo.
Nel Catasto Onciario del 1753, voluto da Carlo di Borbone, Fardella veniva descritto come un piccolo “casale” con una varietà di tipologie edilizie – tra cui pagliari, sottani e case semplici – che riflettevano chiaramente le differenze di status tra gli abitanti. Le abitazioni contadine, come quella di Filomena, erano caratterizzate da condizioni di vita difficili, spesso prive di servizi essenziali come acqua potabile ed elettricità.
Le fonti ottocentesche, come l’inchiesta Jacini, descrivono queste case come ambienti precari e poco salubri: spazi ridotti, spesso costituiti da un unico vano in cui convivevano persone e animali, con condizioni igieniche limitate. In questo contesto, la Casa di Filomena diventa una testimonianza concreta di quella realtà, restituendo una dimensione umana e quotidiana della storia del borgo.
Nonostante oggi si presenti come rudere, l’edificio conserva ancora leggibili i principali elementi costruttivi originari. La struttura è realizzata con muratura portante a sacco in pietra locale, mentre resti di solai e copertura lignea sono ancora visibili all’interno. La facciata è caratterizzata da piccole aperture, pensate per garantire luce ma limitare l’ingresso del freddo, e da fori lungo le pareti che servivano per l’alloggiamento delle travi.
L’organizzazione degli spazi riflette pienamente la vita contadina: il piano terra era destinato a stalla e magazzino, mentre il primo piano, coperto da un tetto a falda, ospitava l’unico ambiente abitativo. Qui si svolgeva tutta la vita della famiglia: si cucinava, si mangiava e si dormiva, in uno spazio condiviso e multifunzionale.
Particolarmente significativo è l’accesso al piano superiore, garantito da una scala a profferlo in pietra, ancora oggi visibile. Questa poggia su una struttura ad arco realizzata con conci in pietra e laterizio, una soluzione costruttiva tipica dell’architettura popolare locale. Lo stesso sistema si ritrova nella piattabanda dell’ingresso laterale, mentre l’ingresso principale conserva una trave lignea.
La Casa di Filomena, nella sua semplicità e nel suo stato di abbandono, rappresenta una memoria viva della cultura contadina. È un luogo che racconta la fatica, la resilienza e la quotidianità di intere generazioni, offrendo uno sguardo diretto su una dimensione spesso invisibile della storia.

