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Il Castello di Viggianello si erge nel punto più elevato del centro abitato, in posizione strategica dominante sulla valle sottostante e sulle principali vie di comunicazione del territorio, offrendo ancora oggi un ampio panorama sull’intera area circostante.
Le sue origini risalgono all’epoca romana, quando venne costruito un castrum con funzione di controllo della valle del Mercure e delle arterie viarie che attraversavano il colle di Serra, in particolare lungo la Via Popilia. Il sito era già noto in epoca pre-romana, con insediamenti attribuiti alla presenza achea, che avevano scelto l’area per la sua posizione strategica.
In età bizantina il castrum venne trasformato in kastrion, assumendo anche funzione amministrativa e inglobando il borgo agricolo sviluppatosi tra i rioni Cella e Ravita. Le strutture difensive furono potenziate, con il rafforzamento delle mura di cinta a protezione della popolazione locale.
In epoca normanna il complesso acquisì una configurazione più solida e militare, con la realizzazione di una torre a base quadrata tipica dell’architettura fortificata del periodo. Successivamente, in età sveva, Federico II intervenne ulteriormente sulla struttura, arricchendola con elementi decorativi e trasformandola in una residenza fortificata di prestigio.
Durante il periodo angioino e aragonese il castello divenne il principale centro di potere politico e militare del territorio, con il mastio che rappresentava il nucleo della fortezza e la sede del feudatario e della guarnigione. Nel XV secolo la struttura fu espugnata dal Gran Capitano Consalvo de Córdoba, segnando una fase di declino della sua funzione militare.
Nel XVI secolo, con l’arrivo dei Sanseverino, il castello venne trasformato in residenza signorile, perdendo progressivamente la sua funzione difensiva a favore di un uso abitativo più rappresentativo. Di questa fase restano alcune tracce, come l’antica cisterna, testimonianza delle originarie esigenze di autonomia e difesa.
Attorno al castello sono sorte numerose leggende, tra cui quella di un presunto passaggio segreto sotterraneo che collegherebbe la fortezza al canale “Carella”, utilizzato, secondo la tradizione, per le fughe in caso di assedio.
Nel 1806, durante le guerre napoleoniche, il castello fu teatro di nuovi eventi militari, ospitando il generale francese Grasson e la sua guarnigione in fuga dalle forze filo-borboniche guidate dal brigante Muscariello, confermando il ruolo della fortezza come punto strategico anche in età moderna.

